domenica 26 marzo 2017

Gratitudine - Chiara Lubich

Ti voglio bene
non perché ho imparato a dirti così,

non perché il cuore
mi suggerisce questa parola,
non perché la fede
mi fa credere che sei amore,
nemmeno soltanto
perché sei morto per me.

Ti voglio bene
perché sei entrato nella mia vita
più dell’aria nei miei polmoni,
più del sangue nelle mie vene.
Sei entrato
dove nessuno poteva entrare
quando nessuno poteva aiutarmi
ogni qualvolta nessuno
poteva consolarmi.

Ogni giorno ti ho parlato.
Ogni ora ti ho guardato
e nel tuo volto ho letto la risposta
nelle tue parole
la spiegazione,
nel tuo amore la soluzione.

Ti voglio bene
perché per tanti anni
hai vissuto con me
ed io
ho vissuto di Te.
Ho bevuto alla tua legge
e non me n’ero accorta.
Me ne sono nutrita,
irrobustita,
mi sono ripresa,
ma ero ignara
come il bimbo che beve dalla mamma
e ancor non sa chiamarla
con quel dolce nome.

Dammi d’esserti grata
– almeno un po’ –
nel tempo che mi rimane
di questo amore,
che hai versato su me,
e m’ha costretto
a dirti:

ti voglio bene.

Chiara Lubich, Fermenti di unità, Città Nuova, Roma, 1978, pag. 75. 

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